“L’anima che pecca, essa stessa morrà”. (Ezec. 18:4)
La cristianità cita Giustino (che morì verso l’anno 165 della nostra Èra Volgare) come uno dei suoi martiri. Anziché dire che tutte le anime sono immortali, come dicono gli odierni capi religiosi, Giustino Martire scrisse: “Alcune anime periscono”.1 In tempi posteriori per questa idea avrebbe potuto esser classificato come “eretico” anziché come “martire”.
Taziano, scrittore cristiano che visse durante l’ultima parte del secondo secolo, scrisse: “O Greci! L’anima non è di per se stessa immortale . . . muore e si dissolve col corpo, quando non conosce la verità . . . perciò resta isolata dalla luce, sprofonda nella materia e muore con la carne”.2 Anche Taziano sarebbe stato in diretta contraddizione col moderno insegnamento religioso.
Un recente libro cattolico sui primi scrittori della cristianità, opera di un erudito, mostra che altri “padri della Chiesa” pure insegnarono che molte anime muoiono. Esso dice dell’anima: “Come Giustino e Teofilo di Antiochia [del secondo secolo], Arnobio [vicino all’inizio del quarto secolo] ammette che non è immortale per natura, ma che può esser resa immortale per grazia dell’Iddio cristiano”.3
le parole “anima” e “anime” appaiono più di cinquanta volte. Non una sola volta, però, la parola “immortale” è in relazione ad esse. Neppure una volta la Bibbia usa la comune espressione “anima immortale”.
La New Catholic Encyclopedia (che ha l’imprimatur dell’arcivescovo di Washington; pubblicata nel 1967 dall’Università Cattolica d’America) ammette (Vol. 13, pagina 467): “La nozione dell’anima che sopravvive alla morte non si discerne facilmente nella Bibbia”.
Mostrando che la parola ebraica usata dalla Bibbia per “anima” differisce dal moderno concetto della cristianità, tale enciclopedia dice:
“Nepes [o néfesh] è un termine di molto maggiore estensione che il nostro ‘anima’, significando vita (Es 21.23; Dt 19.21) e le sue varie manifestazioni vitali: respiro (Gn 35.18; Gb 41.21), sangue [Gn 9.4; Dt 12.23; Sl 140 (141).8, desiderio (2 Sam. 3.21; Prv 23.2). L’ Anima nel VT [Vecchio Testamento] significa non una parte dell’uomo, ma il tutto dell’uomo, l’uomo come essere vivente. Similmente, nell’NT [Nuovo Testamento] significa la vita umana; la vita dell’individuo, il soggetto cosciente (Mt 2.20; 6.25; Lc 12.22-23; 14.26; Gv 10:11, 15, 17; 13.37)”.
L’Encyclopedic Dictionary of the Bible, di A. van den Born, indica che in Giobbe 13:14 (brano poetico in cui la stessa dichiarazione è fatta con parole diverse su due versi paralleli l’uno all’altro) la “mia nefes” è parallela alla “mia carne”.
Esso dice che quando la parte della Bibbia scritta prima della nostra Èra Volgare “parla di salvare o liberare la nefes dell’uomo dal mondo inferiore (Sl 30,4 [3]; 86,13; 89,49 [48]; 116,4; Is 38,17; Prv 23,14), significa nient’altro che quest’uomo è salvato dalla morte (cfr. Sl 33,19; 56,14 [13]; 78,50; Gb 33,18. 22. 28) o che è strappato a un pericolo mortale; in tutti questi casi la nefes dell’uomo è semplicemente sinonimo dell’uomo stesso”. — Colonne 2287, 2288.
Dice pure che psyché, parola usata per “anima” nelle Scritture Greche Cristiane della Bibbia, “indica frequentemente la vita fisica”. — Colonna 2288
-Anonymous